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Roberto Pili

Longevità: declino cognitivo, prevenire e convivere

L’Alzheimer è solo la più conosciuta ma esistono almeno dieci tipi di demenze o disturbi neurocognitivi maggiori. Sono generalmente preannunciate dai disturbi neurocognitivi “minori”, una sorta di stato intermedio che preannuncia spesso l’invecchiamento patologico.

Lo dice Roberto Pili, Presidente di Ierfop e della Comunità mondiale della Longevità (Cmdl) che ha portato avanti, insieme alla docente dell’Università di Cagliari Donatella Petretto, uno studio dal titolo “Dementia and Major Neurocognitive Disorders: Some Lessons Learned One Century after the first Alois Alzheimer’s Clinical Notes”, pubblicato sulla prestigiosa rivista Geriatrics.

I disturbi neurocognitivi maggiori riguardano oltre il 5% della popolazione italiana over 65, circa un milione di persone, di cui 600.000 persone con Alzheimer, con costi stimati per il Sistema sociosanitario di sette miliardi di euro, destinati nei prossimi anni a un aumento progressivo con l’invecchiamento della popolazione.

Una vera e propria epidemia che investe soprattutto le fasce più anziane della popolazione. La ricerca è il frutto dell’accordo di programma tra Ierfop e Università di Cagliari in collaborazione con la CMdL e Medicina Sociale. Il focus è sulla standardizzazione di protocolli con competenze biopsicosociali per garantire una significativa autonomia personale e sociale delle persone interessate, in virtù dell’ assunto che “non è sufficiente limitarsi ai trattamenti farmacologici, occorre investire su interventi di carattere psicologico e ambientali condizionando per tempo gli stili di vita, attraverso veri e propri percorsi formativi – spiega ancora Pili-. Un intervento tempestivo può correggere la progressione dei disturbi, permettere un’adeguata e sufficiente autonomia e una soddisfacente qualità di vita anche per lungo tempo”.

Donatella Petretto osserva: “la demenza influisce sulla vita di chi ne è colpito ma anche sulle famiglie. Per questo sono necessari interventi di sostegno psicologico e economico. Altresì è importante aiutare la famiglia a sviluppare strategie che hanno anche valore terapeutico”.

L’articolo scientifico anticipa l’avvio di un corso di formazione, coordinato dal medesimo gruppo di lavoro, che si occuperà anche del ruolo della rete sociale ed in particolare dei caregivers e della famiglia per un supporto abilitante in tutte le fasi dei disturbi. Un tema cruciale su cui sarà chiamato a misurarsi lo IERFOP, l’ente di Formazione, forte di un consolidato patrimonio di competenze.

Fonte: www.ansa.it – www.unionesarda.it

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