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Inclusione dei disabili

Il 3 dicembre, la Giornata internazionale delle persone con disabilità

“Ricostruire meglio: verso un mondo post COVID-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile”. 

Il 3 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dedicata alle persone con disabilità, allo scopo di promuoverne i diritti e il benessere. La ricorrenza assume quest’anno un valore ancora più significativo, alla luce delle gravi conseguenze che, soprattutto sulle categorie più fragili, sta avendo la pandemia da Coronavirus. In occasione di questa Giornata, dall’Onu è arrivato un messaggio di inclusione, per un futuro sostenibile in cui possano essere garantiti a tutti i diritti fondamentali di accesso ai servizi e partecipazione alla vita pubblica della comunità.

Verso un mondo post-Covid inclusivo e accessibile.

La necessità di lavorare sull’inclusione sociale delle persone disabili non è mai stata così imperativa come in questo 2020, nel quale l’emergenza sanitaria dettata dalla pandemia ha ulteriormente aggravato le diseguaglianze preesistenti. “Le persone con disabilità (circa un miliardo in tutto il mondo) – scrive l’Onu – sono uno dei gruppi più esclusi nella nostra società, tra i più colpiti in questa crisi in termini di vittime”. Anche in circostanze normali, ricorda l’Onu, le persone con disabilità hanno maggiori difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’istruzione. Ecco perché “è necessario un approccio integrato per garantire che le persone con disabilità non siano lasciate indietro”.

L’invito dell’Onu è stato raccolto anche dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che, in una nota pubblicata in occasione della ricorrenza, ha scritto: “La giornata del 3 dicembre deve ricordarci l’importanza di valorizzare ogni individuo e di abbattere le barriere che limitano diritti imprescindibili, come l’accesso alle strutture sanitarie, all’istruzione e alle opportunità lavorative, attraverso il potenziamento dei servizi di informazione e di tutti i servizi essenziali, rimuovendo gli ostacoli che quotidianamente le persone con disabilità sono costrette ad affrontare”.

Disabilità e lavoro. 

In Italia mancano ancora politiche efficaci di sostegno all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità: a vent’anni dall’approvazione della legge sul collocamento mirato (l. 68/1999) siamo ancora molto lontani da una reale inclusione nei posti di lavoro, con picchi di inoccupazione inaccettabili. Il diritto al lavoro (sancito dall’articolo 29 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità), peraltro è inscindibile da altri importanti diritti, attualmente non del tutto esigibili, come quello ad una vita autonoma, al movimento e agli spostamenti, e alla partecipazione a tutti gli ambiti della vita. 

Nonostante i progressi normativi votati ad una sempre maggiore inclusività, l’impatto della disabilità sul mondo del lavoro rimane ancora significativo. Solo il 31,3% di coloro che patiscono gravi limitazioni risulta occupato, a fronte del 57,8% di persone senza limitazioni. Lo scarto è ancora più netto per quanto riguarda le donne con disabilità, che risultano occupate nel 26,7% dei casi, contro il 36,3% degli uomini.

Disabilità e istruzione.

Sul fronte scuola e disabilità le fragilità sono numerose: quelle del sostegno spesso mancante o zoppicante sono state aggravate esponenzialmente quest’anno dallo tsunami Coronavirus, che ha rimesso completamente in discussione i modelli scolastici, tra lezioni in presenza difficili da garantire e i limiti della didattica a distanza, col rischio sempre dietro l’angolo di una es-clusione, anziché in-clusione.

Sebbene l’obiettivo di garantire pari opportunità ai disabili sia ancora lontano dall’essere raggiunto secondo Istat, qualche segnale positivo è già stato registrato. Ad esempio, gli alunni con disabilità nella scuola italiana sono passati da poco più di 200 mila iscritti nell’anno scolastico 2009/2010 a oltre 272 mila nell’anno scolastico 2017/2018. E nello stesso arco temporale è cresciuto del 75% anche il numero di insegnanti di sostegno.

Disabilità e salute.

La voce salute, autonomia e riabilitazione chiama in causa necessariamente i LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – e la loro frammentarietà territoriale, oltre che la vecchia questione di un nuovo Nomenclatore Tariffario degli ausili e delle protesi lasciato a metà, nel quale manca l’aggiornamento delle tariffe.

Disabilità e società.

Ma allargando lo sguardo a quello che abbiamo intorno c’è anche molto altro, che non ha a che fare direttamente con gli interventi e le politiche: qualcosa che vive e si alimenta nella società, nei contesti reali e virtuali che abitiamo. C’è, ancora, sottotraccia, un sentimento generalizzato di intolleranza o non accettazione verso ciò che ci sembra diverso; lo vediamo nelle parole che attingono al mondo della disabilità per insultare: i vari “mongoloide!” urlati in tv ne sono la dimostrazione.

Rileviamo ancora, in una società che si dice aperta e progressista, una resistenza a occuparci di argomenti come la sessualità delle persone disabili, come se la cosa non dovesse riguardarli o interessarli, facendo emergere ancora una volta il retro pensiero che vede la persona disabile come una figura incompleta, mancante e – quel che è peggio – non in grado di determinarsi.

Frutto del clima generale sono anche i rigurgiti di discriminazione basata sul genere, sull’orientamento sessuale, sulla provenienza geografica, che nel caso di disabilità si amplificano, portando a pericolose e gravissime derive, come testimoniato dai numeri sulle violenze subite dalle donne con disabilità.

Negli ultimi anni sono anche stati fatti notevoli passi avanti nelle politiche per le persone con disabilità, ma il quadro generale ci fa dire che il bilancio è ancora in rosso. Inesorabilmente la strada è tracciata, ma l’errore sarebbe credere che si possa demandare alla sola politica un impegno che invece deve essere di tutti, nessuno escluso.

I dati della disabilità in Italia.

Secondo gli ultimi aggiornamenti Istat, in Italia, le persone disabili sono più di tre milioni, pari al 5,2% dell’intera popolazione. Le persone che devono vivere quotidianamente con gravi limitazioni sono circa 1,5 milioni e, nella maggior parte dei casi, over 75. Sei disabili su dieci nel nostro Paese sono donne, con la differenza di genere che appare ancora più evidente dai 65 anni in su. Un dato, questo, che potrebbe essere spiegato con la maggiore longevità delle donne rispetto agli uomini. Nonostante i progressi normativi votati ad una sempre maggiore inclusività, l’impatto della disabilità sul mondo del lavoro rimane ancora significativo. Solo il 31,3% di coloro che patiscono gravi limitazioni risulta occupato, a fronte del 57,8% di persone senza limitazioni. Lo scarto è ancora più netto per quanto riguarda le donne con disabilità, che risultano occupate nel 26,7% dei casi, contro il 36,3% degli uomini.

La storia della Giornata.

La ricorrenza annuale dedicata alle persone disabili è stata istituita ufficialmente nel 1992 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di promuovere i diritti e il benessere delle persone disabili in tutti i campi della società civile. In questa direzione va anche la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità adottata nel 2006, che ha ribadito il principio di uguaglianza e la necessità di garantire la loro piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale. I diritti delle persone con disabilità e il dovere di non lasciare nessuno indietro sono evidenziati anche dall’Agenda 2030 che mira, in particolare, a rafforzare i servizi sanitari nazionali e migliorare quelle strutture che possano garantire l’accessibilità per tutte le persone. “L’inclusione sociale delle persone con disabilità – si legge sul portale delle Nazioni Unite – è una condizione essenziale per sostenere i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la pace e la sicurezza. L’impegno a garantire i diritti delle persone disabili non è solo una questione di giustizia, è un investimento in un futuro comune”.

“La mancanza di salute e la disabilità non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona”

Fonti: www.disabili.com – www.tg24.sky.it

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